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Inaugurando un nuovo taccuino,
tra Pennac "Il mio assassino",
i tuoi occhi e la tua voce
un'ossessione,
una persecuzione,
che va al di là
della consolazione.
Un balzo temporale
dall'era pre-industriale
alla modernità
non rischiara gli animi
con l'elettricità
e il cassetto è ancora ingombro
non voglio, non posso, non riesco
a salutare, dare un taglio
silenziosamente,
senza tante storie
e attendo l'ennesimo ritorno,
scrivo sopra un altro foglio
storie d'amore e d'abbandono,
complicità ed incomprensione
e m'infrango su uno scoglio
come mare di dolore
in spuma di silenzio
mentre annega la speranza
nell'oblio della mia stanza.
Depressione,
attesa,
aspettative,
malessere,
inettitudine,
rimpianto,
indecisione,
lacrime,
non - sense,
furore,
bruciore,
ti amo,
livore?
non cerco, non riesco, non posso,
annaspo,
grottesco,
fuggiasco,
ri-esco e ti cerco
ti vedo sempre
ma non ti trovo mai.
Portato a spalle, a braccetto,
sconsolato e sorretto,
svenuto sul letto,
incosciente,
a terra, per le scale
per offuscare il male
che sgorga, che stilla,
riempie, permea e colma
il vuoto interiore
in testa, negli arti, nel petto
nuovamente privato
del tuo sguardo ed affetto,
agonizzante, sepolto, in difetto,
mi schianto, mi eclisso,
sopravvivo in supplizio
sempre in fondo all'abisso
o sull'orlo
del mio precipizio;
senz’alcun aspettativa
ma, consapevolmente,
alla deriva.
E tu non mi salvi,
ma, ignara,
mi affondi.
È un canto di dolore,
un grido nel deserto,
un pianto, uno stridore,
intervento a cuore aperto,
un'emorragia, un'infezione
e speranza di resurrezione.
Assenza,
carenza,
mancanza,
distanza,
fottuta pazienza,
amore in partenza,
malinconica attesa
in angusta stanza
e il ricordo bruciante
di un unico bacio,
preso, dato, rubato
e di un sogno crollato.
E, sepolto e dolente
e con umore asfissiante,
mi lacero e struggo
il corpo e la mente
arrancando in pena
in assurdo presente,
anelando il calore
tra le tue cosce rovente